Arrivare a Ischia Ponte nei giorni di Sant’Anna significa incontrare una tradizione in cui fede, mare e memoria locale si intrecciano davanti alla baia di Cartaromana. In queste righe racconto dove si trova la chiesetta, come è nata la festa, cosa accade il 26 luglio e quali sono i punti migliori per vivere l’evento senza perdere il suo significato più autentico.
La festa di Sant’Anna unisce devozione, barche allegoriche e storia ischitana
- Luogo centrale: la baia di Cartaromana, tra Ischia Ponte, il Castello Aragonese e gli scogli di Sant’Anna.
- Data tradizionale: il 26 luglio, giorno dedicato a Sant’Anna, patrona delle partorienti.
- Origine moderna: la Festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna fu istituita nel 1932.
- Rito religioso: la processione via mare conduce alla piccola chiesetta dedicata alla santa.
- Spettacolo finale: sfilata di barche allegoriche, luci, fuochi e scenografie davanti al Castello Aragonese.

Dove si trova Sant’Anna a Ischia e perché la baia è così importante
Il cuore della tradizione si trova nella baia di Cartaromana, sul versante orientale dell’isola, proprio di fronte a Ischia Ponte. La piccola chiesetta di Sant’Anna è incastonata tra gli scogli, nello specchio d’acqua dominato dal Castello Aragonese e dalla Torre Guevara, chiamata anche Torre di Sant’Anna o Torre di Michelangelo.
Non si tratta quindi soltanto di una festa patronale. Il luogo riunisce in pochi metri di costa alcuni dei simboli più forti di Ischia: il borgo marinaro di Celsa, l’antica architettura difensiva, le acque vulcaniche della baia e una cappella legata da secoli alla devozione popolare. È proprio questo scenario a rendere la celebrazione diversa da una normale processione.
La chiesetta non va confusa con una grande parrocchia aperta ogni giorno secondo orari turistici. L’accesso può dipendere dalle celebrazioni e dalle condizioni del mare, perciò consiglio di informarsi localmente prima di organizzare una visita esclusivamente religiosa. La baia, invece, si può apprezzare anche dal lungomare di Ischia Ponte, dal Castello e dal mare.
Dalla cappella delle partorienti alla festa del 1932
Le radici del rito sono più antiche della manifestazione moderna. In passato le donne incinte raggiungevano la cappella di Sant’Anna per chiedere protezione durante la gravidanza e un parto sicuro. I pescatori le accompagnavano con piccole imbarcazioni decorate con rami, foglie e fiori, trasformando una pratica religiosa in un momento collettivo.
La festa come la conosciamo oggi nacque nel 1932, quando un gruppo di abitanti ebbe l’idea di premiare la barca più bella. Le semplici decorazioni lasciarono gradualmente spazio a costruzioni scenografiche, fino alla comparsa delle grandi barche allegoriche e delle zattere teatrali che oggi sfilano nella baia.
Il passaggio è interessante perché mostra come una tradizione non resti immobile. Il nucleo religioso è rimasto, ma la comunità lo ha arricchito con creatività, artigianato e competizione. A mio avviso, è questa combinazione a spiegare la sua forza: chi assiste non guarda soltanto uno spettacolo, ma una storia locale che continua a cambiare.
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Il significato della chiesetta
Sant’Anna è tradizionalmente associata alla maternità e alla protezione delle donne in attesa. La processione verso la cappella rappresentava una richiesta di benevolenza, ma anche un gesto di appartenenza al borgo e alla sua vita marinara.
Attorno alla festa sono nate anche leggende legate alla fertilità degli scogli e ai poteri propiziatori del luogo. Sono racconti della cultura popolare, non fatti da leggere come documenti storici, ma aiutano a capire il legame emotivo tra gli ischitani e questa parte dell’isola.
Come si svolge la Festa a Mare agli Scogli di Sant’Anna
Il momento centrale cade normalmente il 26 luglio. Nei giorni precedenti possono essere organizzati mostre, incontri, celebrazioni religiose e la processione via mare delle partorienti, ma il calendario cambia di anno in anno e va controllato poco prima della partenza.
La serata principale si sviluppa nello specchio d’acqua tra il Castello Aragonese e Cartaromana. Le barche allegoriche avanzano una alla volta e raccontano un tema attraverso forme, colori, musiche e movimenti. Non sono semplici imbarcazioni decorate: sono vere macchine sceniche galleggianti, progettate per essere comprese da più punti della baia.
| Momento | Cosa accade | Perché è significativo |
|---|---|---|
| Processione via mare | Le imbarcazioni raggiungono la chiesetta di Sant’Anna | Conserva il legame con l’antico rito delle partorienti |
| Sfilata allegorica | Le barche presentano scenografie e temi dedicati a Ischia | Trasforma la memoria locale in teatro sul mare |
| Premiazione | Una giuria valuta originalità, qualità e coerenza del progetto | Riconosce il lavoro di artisti, artigiani e gruppi cittadini |
| Fuochi e illuminazione | La baia e il Castello diventano lo sfondo dello spettacolo finale | Chiude la serata con un’immagine fortemente simbolica |
Nel 2026 la data tradizionale del 26 luglio è stata modificata a causa del maltempo e la manifestazione è stata recuperata il 31 luglio. È un dettaglio pratico importante: per eventi all’aperto e in mare, il programma può cambiare anche all’ultimo momento.
Da dove vedere la festa senza perdere l’atmosfera
Per una prima esperienza, il punto più semplice è Ischia Ponte. Dal Piazzale delle Alghe e dal muraglione si osservano bene la sfilata, il Castello e il movimento delle barche. Gli spazi migliori si riempiono presto, quindi arrivare con largo anticipo fa davvero la differenza.
Chi preferisce una prospettiva più ravvicinata può assistere dalla barca, ma qui servono prudenza e organizzazione. La baia diventa molto affollata, la visibilità dipende dalla posizione e non tutte le imbarcazioni offrono lo stesso comfort. Non sceglierei una barca soltanto perché promette il punto più vicino: sicurezza, autorizzazioni e rientro contano più della distanza dalle scenografie.
- Dal lungomare: soluzione gratuita e adatta a chi vuole muoversi facilmente.
- Dal Castello Aragonese: vista scenografica dall’alto, ma con posti limitati e accesso da verificare.
- Dalla baia: prospettiva immersiva, indicata solo con un servizio nautico affidabile.
- Da Cartaromana: atmosfera più raccolta, anche se la visuale può essere parzialmente coperta dalle imbarcazioni.
Il trasporto pubblico e la viabilità possono subire modifiche durante la serata. In alcune edizioni sono state predisposte navette gratuite dai parcheggi verso Ischia Ponte, ma orari e percorsi non sono fissi. Per questo suggerisco di non arrivare in auto all’ultimo minuto e di verificare il piano della mobilità pubblicato per l’edizione in programma.
La tradizione gastronomica e il rapporto con la comunità
La festa è legata anche alla convivialità. Dopo la preghiera e il pellegrinaggio, le famiglie erano solite fermarsi sulle barche per condividere piatti semplici, tra cui coniglio all’ischitana, parmigiana di melanzane e anguria. Il cibo non era un elemento secondario, ma il modo concreto di prolungare il rito e trasformarlo in incontro.
Ancora oggi l’evento coinvolge pescatori, associazioni, artigiani, artisti e abitanti dei diversi comuni dell’isola. Le barche richiedono mesi di lavoro e una buona dose di competenze manuali. Dietro una scenografia di pochi minuti ci sono progettazione, materiali, prove in acqua e un’organizzazione che spesso resta invisibile al pubblico.
Un aspetto che considero sempre più importante è la tutela della baia. La presenza di migliaia di persone e di numerose imbarcazioni ha un impatto reale sull’ambiente marino. Rispettare le aree delimitate, non lasciare rifiuti e scegliere operatori responsabili non sono gesti formali, ma il modo migliore per permettere alla festa di continuare senza consumare il luogo che la rende speciale.
Perché visitare Cartaromana anche fuori dal 26 luglio
La zona merita una visita anche quando le luci della festa si spengono. Dalla baia si percepisce il rapporto tra il Castello Aragonese, la Torre Guevara e la costa orientale di Ischia con una chiarezza che durante l’evento, tra folla e musica, è più difficile cogliere.
Io consiglierei di dedicare alla zona almeno mezza giornata, abbinando Ischia Ponte a una passeggiata panoramica, alla visita del Castello e a un momento tranquillo sul mare. In questo modo Sant’Anna non resta soltanto una serata spettacolare, ma diventa una chiave per leggere la storia religiosa e marinara dell’isola.
La cosa più autentica è arrivare con curiosità, non soltanto con l’aspettativa dei fuochi d’artificio. Prima dello spettacolo ci sono una cappella, una baia, una torre e una comunità che da generazioni rinnova lo stesso gesto. È lì, più che nella scenografia finale, che si trova il significato profondo della tradizione.
